MIRTILLO

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Può essere nero, rosso o blu. Parliamo del mirtillo. Legato a questi frutti, anche considerati bacche, ci sono molte storie interessanti e tradizioni, tipo quella degli Indiani Delaware che consideravano il mirtillo un simbolo di pace. E’ considerato un frutto sociale nella cultura settentrionale (Irlanda e Scozia soprattutto) in cui, nelle stagioni estive, si approfittava per fare lunghe passeggiate in montagna col pretesto di raccogliere mirtilli ed è stato coniata l’espressione “La domenica del mirtillo”. I mirtilli sono utilizzati per marmellate, confetture (anche per le grappe) e sono molto apprezzate per le indiscusse doti nutrizionali.
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FARINE INTEGRALI

farinaMolti pazienti mi pongono la domanda seguente: meglio pane integrale o pane bianco? Meglio utilizzare, quindi, una farina integrale o è indifferente?

La risposta sta nelle caratteristiche nutrizionali e il conseguente effetto che micro e macro-nutrienti hanno sul nostro organismo. Innanzitutto per termine “integrale” intendiamo la totalità di componenti del seme che sono tutte presenti, mentre nella farina bianca troviamo solo l’endosperma amidaceo. Dopo la prima macinazione del grano, la farina ottenuta è quella integrale che è composta da quantità più elevate di fibre, proteine, vitamine, acidi grassi e sali minerali. Quindi, se vogliamo arrivare più facilmente alle percentuali giornaliere consigliate di micronutrienti, sicuramente la strada più sensata da intraprendere è quella della farina integrale. Facciamo un viaggio all’interno di essa per indagare sui componenti che ci interessano. Mi soffermerei innanzitutto sull’apporto di fibre che, tra le tante funzioni,  aumentano il senso di sazietà favorendo la dieta ipocalorica e regolano la motilità intestinale. Il magnesio è fondamentale per l’equilibrio del sistema nervoso e muscolare, risultando funzionale per chi si allena con costanza e regolarità. La vitamina E ed il selenio sono ottimi antiossidanti, fondamentali nel contrastare meccanismi infiammatori. Le vitamine idrosolubili del gruppo B ricoprono diversi ruoli sia a livello epatico, sia per il metabolismo lipidico e proteico. Lo zinco è importante per il controllo di metabolismo quindi del peso ma anche come regolatore ormonale. Il potassio, infine, regola il sistema neuro-muscolare, la pressione sanguigna e l’idratazione/ritenzione. Il calcio e il ferro sono presenti in buone quantità ma risultano poco biodisponibili. Questi componenti aiutano l’organismo a funzionare in modo completo e sinergico prevenendo disturbi e patologie come cardiovascolari, gastrointestinali e strettamente correlati con diabete e insulino-resistenza.
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Meno invidia e più INDIVIA!

indiviaAl gruppo dell’indivia fanno parte sia l’indivia belga, sia la riccia che la scarola e, in generale, appartengono tutte alla famiglia delle cicorie a cui associamo subito la proprietà diuretica e depurativa.
L’indivia belga ha un significativo contenuto di ferro (che è più biodisponibile rispetto al radicchio) e di potassio. L’indivia belga, come il radicchio, ha un sapore tipicamente amaro, amato o odiato a seconda dei gusti, e può essere preparata cruda, ripassata in padella, cotta ai ferri, lessata. La belga cruda può essere consumata in patologie renali, inoltre, stimola leggermente il transito intestinale (ok, se soffrite di colite!). La belga lessata e ripassata, invece, è meno indicata nella patologie renali a causa della concentrazione maggiore di sali e per la trasformazione del fruttosio in glucosio. La belga ai ferri va benissimo se concentriamo la nostra attenzione sulla biodisponibilità del ferro. In caso di dissenteria e morbo di Crohn, sarebbe opportuno associare l’indivia al formaggio: la cottura placa lo stimolo del transito intestinale, il formaggio ripristina il pool elettrolitico perso con la quantità di sali presenti.

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CAFFE’

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E’ facile dire “un caffè”…. ma lì, dentro quella tazzina, cosa si nasconde?

Oltre all’esistenza di circa 80 specie, le più conosciute in commercio sono l’Arabica e la Robusta. I caffè Robusta sono naturali, quelli arabica vengono sottoposti al metodo a umido dove i frutti vengono lavati e spolpati, poi fatti macerare per 36 ore in acqua.

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PESTO DI SPINACI: FACILE, VELOCE E RICCO IN FERRO

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E’ una stagione di mezzo. Chiamiamola Primavera o la stagione del “non so che mettermi”. Ancora non è proprio caldo ma l’inverno ce lo siamo gettato alle spalle con voglia di estate e voglia di sentirci leggeri. E anche la cucina deve adeguarsi. Ho pensato ad un piatto ricco di nutrienti con un tocco fresco… ma andiamo per gradi.

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FARRO

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Convinta di aver già trattato l’argomento e di aver precedentemente scritto qualcosa in proposito, mi accingo a farlo per davvero (perdo colpi ultimamente ma ho chi mi fa tornare sulla via della ragione!). Ecco qua un articolo sul farro. E’ stata Vanessa (anzi, sono state le sue ricette) a chiedermelo e a farmi notare che no, un articolo sul farro proprio non c’è su Corrinforma! Il farro è un cereale, il suo nome è Triticum dicoccon; sembra far parte degli alimenti new age, forse perché non solo molti quelli che hanno l’abitudine di mangiarlo, anzi, in consulenza, spesso, mi viene detto che non l’hanno mai provato o che l’hanno assaggiato nei piatti freddi di qualche ristorante o dopo averlo letto nei menu degli stabilimenti balneari. In realtà la sua origine non è questa! 🙂 Tracce di farro sono state trovate in tombe egiziane e i Romani preparavano un piatto appetitoso con farro macinato chiamato Puls (do così l’idea sul nome di un piatto a base di farro a chi scrive ricette o menù!) e non solo: la sposa “romana” offriva in segno di unione un dolce o del pane a base di farro. Se volete fare un gesto d’amore un po’ retro, un piatto di farro è perfetto!!!! 🙂 Soprattutto economico rispetto ad altri regali o altre pietanze… e se spiegate anche il “significato di altri tempi”, fate anche la figura dei colti!!!!
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Lasciamoci infinocchiare!

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Perché si dice “farsi infinocchiare”?!? Semplicemente sta a significare: farsi fregare…. proprio perché il finocchio, oltre alle sue proprietà che cercherò di spiegare più chiaramente possibile, ha la capacità di mascherare eventuali difetti del vino; antichi osti avevano imparato questo trucco: offrivano finocchi per far assaggiare vini mediocri.

La sua vera origine: è un’ombrellifera ed è mediterranea, presente soprattutto in regioni italiane (Puglia, Campania, Sicilia e Lazio). Possiamo distinguere due tipologie: quella selvatica che ha semi utilizzati per le proprietà medicinali e quella domestica, ossia la parte sotterranea con le foglie bianche spesse che accolgono quelle verdi. Il finocchio non muore di sete! Infatti la sua acqua raggiunge il 93% del suo peso, ha poche proteine e pochi lipidi ma tra i micronutrienti scoviamo calcio, sodio, potassio, fosforo, riboflavina, niacina,  e vitamine A e C. Per i fan degli antiossidanti, qui c’è la luteolina, appunto un flavonoide antiox. Tra le proprietà del finocchio cominciamo ad elencare: diuretico, digestivo (stimola la digestione di carne, pesce e legumi), inoltre aumenta la produzione di latte alle neo-mamme, regolarizza il ciclo mestruale.

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Non capisci un CAVOLO!

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(Selfie del cavolo!!!)

Quante volte nominiamo il cavolfiore in una giornata?…. non sai un cavolo, non me frega un cavolo… per essere più eleganti rispetto all’alternativa! 🙂 Anche il signor Alessandro Manzoni cita il cavolo parlando della Perpetua dei Promessi Sposi che tardava ad arrivare: “Ella giunse finalmente con un gran cavolo sotto il braccio, e con la faccia tosta, come se nulla fosse stato”. Ma già i Greci e i Romani lo consideravano benefico e curativo, soprattutto il vegetariano Pitagora lo consigliava abbondantemente. Parliamo così delle proprietà del cavolo! 🙂 Tipico invernale, il cavolfiore appartiene alla Famiglia delle Crucifere e le varietà sono molte, ad esempio cavolo verza, cavolo verde, cavoletti di Bruxelles. I cavolfiori sono composti soprattutto da acqua, ma troviamo anche fosforo, potassio, calcio, vitamina C, ferro e rame e poche fibre. Il cavolfiore, al contrario di altri cavoli, ha più vitamina B1 e acido pantotenico. Poi ci sono gli aminoacidi: valina, metionina, treonina e triptofano.
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CICORIA

cicoriaIl mondo si divide in chi la ama (magari ripassata in padella con le patate!) o chi la considera amara e spiacevole. Io faccio parte della prima categoria e me la cucino spessissimo, consigliandola nelle diete (e a volte noto facce strane e capisco che non fa parte degli alimenti più graditi!). La famiglia della cicoria si chiama Cichorium inthybus e gli altri componenti sono il radicchio, le indivie, il tarassaco. Il fiore della cicoria è azzurro, grazie al contenuto in ferro. La cicoria da campo e la cicorietta, reperibili in autunno e inverno, svolgono azioni benefiche a livello metabolico e fisiologico. La cicorietta risulta meno amara di quella che troviamo in primavera/estate e quindi piacevole al palato anche cruda. In diabetici ed obesi ha un buon utilizzo a chi ha un colesterolo alto, insufficienze epatiche e congestioni venose. La cicorietta è drenanate e diuretica, la cicoria da campo solo drenante (non aumenta la quantità di liquidi, ossia il filtrato glomerulare, eliminati dal rene). L’azione drenante della cicoria avviene grazie all’aumento del metabolismo dato dal ferro che stimola fegato e tiroide. Molti alimenti hanno questa azione ma ognuno agisce a modo suo. Prendiamo la cipolla, ad esempio. Essa lavora disgregando depositi calcarei, rendendoli solubili. Il latte e la banana, associati insieme, sono diuretici perchè aumentano la funzionalità del nefrone. La cicoria ha il pregio di contenere molto ferro ma non appesantisce a livello epatico ed è di grande aiuto al cuore, anche perchè svolge una funzione ipotensiva. La cicoria è ben associabile con altri alimenti anche se con gli spinaci sarebbe un controsenso: entrambi hanno ferro e, in più, gli ossalati degli spinaci creano un effetto opposto sul rene rispetto a quello della cicoria. Un altro controsenso è l’associazione con gli asparagi per motivi simili. Un’associazione ottimale è con la carne rossa. Oltre al ferro, già nominato, la cicoria contiene in buone quantità, il calcio, il potassio e la vitamina A.
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ME LA mangio!

IMG_4011Questo weekend, 11 e 12 ottobre, in piazza vendono le mele. Detta così, non è una novità. Ma se ad organizzarlo è l’Associazione Italiana di Sclerosi Multipla (AISM), la mela ha un altro sapore e soprattutto un altro significato.

http://www.aism.it/home.aspx cliccate, per maggiori informazioni!

Scrivere questo articolo mi riempie di orgoglio, soprattutto se a chiedermelo è Alessandra.

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