LA CAROTA

carotaDopo un po’ di tempo, torno a parlare di bioterapia nutrizionale considerando un alimento diffusissimo: la carota. E’ uno dei primi alimenti nello svezzamento dei neonati e devo dire che è raro che qualcuno mi dica che non ne mangia, anzi, credo che anche i più restii nel consumo di vegetali, considerino questo alimento gradevole e “Se proprio devo mangiare verdura, la carota va bene!”. La carota è ricca di vitamine (A, B, C, K) e di betacarotene, componente fondamentale per la produzione di melanina (“Mangia le carote e ti abbronzi!”- sin da quando eravamo piccoli sentivamo questa storiella… e poi contrasta anche gli effetti negativi del sole!). Oltre alla tintarella, il betacarotene aiuta a mantenere ossa e denti forti con l’aiuto di calcio e vitamina D e sembra che abbia anche una funzione di prevenzione sui calcoli renali e aumenta le difese immunitarie e la capacità visiva. La carota svolge anche un’azione regolatrice sull’intestino, ma attenzione a come la mangiamo! A seconda del consumo (se cotta o cruda) veniamo condotti in destini diversi! La carota cruda stimola il transito intestinale in quanto ricca in fibre, inoltre il betacarotene è benefico a livello epatico e ha azione fluidificante dei sali biliari. Se consumata cotta con olio e limone, ad esempio, ha funzione anti-diarroica in quanto la quantità di beta-carotene diminuisce, le fibre si destrutturano e la vitamina K è più biodisponibile e coagula la massa intestinale. Soprattutto gli ipertesi non dovrebbero consumarla cotta per la ricchezza di sali cristallizzati e perché l’ingorgo del sistema epatobiliare porta ad una scarsa metabolizzazione dei cataboliti con difficoltà di espulsione renale. Per godere dei massimi benefici, quindi, la carota andrebbe mangiata sempre cruda e pelata il meno possibile (solo lavata): è proprio all’esterno che troviamo più betacarotene e vitamine.

Chi soffre di diabete o squilibri a livello glicemico la carota non è indicata a causa degli zuccheri e del betacarotene che rallenta la funzione epatica, frenando la metabolizzazione degli zuccheri da parte del fegato. Per quanto riguarda la bioterapia nutrizionale, la carota è impiegata dai soggetti che necessitano di zuccheri ma senza alterazioni pancreatiche ed epatiche, quindi per bambini in accrescimento. In seguito ad un’epatite virale acuta (dove riscontriamo inappetenza e astenia) viene richiesta una ripresa metabolica: ideale è la carota cotta dove gli zuccheri sono resi più biodisponibili.

La vitamina K (coinvolta nella coagulazione del sangue) si assorbe meglio se le carote vengono tagliate sottilissime e messe nell’olio bollente (terapia anti-emorragica!).

Qualche testo riporta che se si ha un colesterolo alto, un centrifugato di carote è perfetto: 300 gr di carote da bere a digiuno al mattino alternato a centrifugati di mela.

Per chi ha una ridotta coagulabilità ematica e fragilità capillare, le associazioni alimentari migliori sono quelle che apportino vitamina K e calcio; quindi a pranzo scamorza ai ferri, 2 carote fritte e 10 castagne, e a cena ravioli al pomodoro, carne rossa, agretti e melagrana. Invece, per quanto riguarda i bambini con carenze nutrizionali in fase di accrescimento: riso ai quattro formaggi, filetto ai ferri, spinaci e fragole.

Claudia

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