Acqua (The person you love is 72,8% water)

waterHo ritrovato questa foto scattata a Londra, nel bookshop della Tate Modern, qualche anno fa. L’ho beccata per caso oggi facendo il backup del telefono. La persona che ami è composta per circa il 70% di acqua. Tutto vero. E’ l’elemento indispensabile per tutti i meccanismi organici e senza di essa non ci sarebbe neanche stata vita nel nostro pianeta, infatti regola tutti i sistemi biologici. Per noi è facile capire la necessità di acqua, basta soffermarsi sul senso di sete che “comanda” l’assunzione della quota idrica. L’essere o meno assetati è collegato alle capacità metaboliche e funzionali degli organismi vitali. Avere sete dopo un pasto o in piena notte esprime bisogni diversi o carenze metaboliche. Detta in modo rapido, la sete dopo il pasto, ad esempio, indica difficoltà a livello gastrico. Se si ha bisogno di bere nel pomeriggio o di notte per la maggior parte dei casi indica difficoltà a carico dell’intestino tenue o al fegato. Questo ci fa pensare a quella frase che ci ripetono tutti, specialisti e no (spesso lo faccio anch’io), dell’obbligo di bere 2 litri di acqua al giorno. Dipende. Ebbene sì, dipende dai segnali del corpo di ognuno e bisogna trovare la giusta chiave di lettura delle varie alterazioni. Troppa acqua potrebbe mandare in sovraccarico il rene e, se c’è un’intossicazione acuta, può generare una perdita di elettroliti. Capita mai di bere troppo, fare tanta pipì e sentirsi vertigini e spossatezza?  Ci sono due scuole di pensiero: una dice che è meglio essere completamente idratati perché per quando sentiamo lo stimolo della sete è da troppo tempo che siamo disidratati e quindi dobbiamo idratarci e prevenire il momento in cui si dice “ho bisogno di bere”; altri specialisti invece consigliano di ascoltare il corpo e di bere solo quando si ha sete. Diciamo che quest’ultima idea è la più nuova, la più gettonata in bioterapia nutrizionale. Il nostro organismo, in condizioni fisiologiche, è predisposto a reintegrare le sue perdite liquide a partire dall’acqua contenuta dagli alimenti. Quest’ultima è chiamata acqua di vegetazione, differente da quella esterna perché elaborata da un organismo vivente, entrata in soluzione con delle sostanze nutritive. La natura ci offre l’acqua come componente di tutti gli alimenti: ad esempio nei piselli freschi ne troviamo per 76%, nella cicoria il 93%, 95% nella lattuga. L’acqua di vegetazione è più pura e priva di residuo fisso rispetto a qualsiasi altra; i sali minerali che vi si trovano vengono assorbiti e utilizzati e eliminati quelli in eccesso. La quota idrica sufficiente per ogni alimento spiega la frase di molti adulti “non ho mai sete”. Si ha necessità di bere in condizioni patologiche come il diabete o ipertiroidismo, se si suda ed è caldo, oppure se si è mangiato qualcosa di troppo elaborato, ad esempio il fritto: in questo caso è il fegato ad averne bisogno per “risolvere” questioni più complesse. Io, personalmente, sono un po’ a metà delle due scuole di pensiero. C’è gente che non tocca acqua per tutto il giorno, neanche se suda. Può avvertire il senso di sete ma fa in modo di abituare il corpo a non bere, per pigrizia, perché non si ha tempo. Consiglio di bere quanto basta ma soprattutto di non mangiare troppo salato o elaborato, è quello il trucco, anche per prevenire la ritenzione. Negli Stati Uniti, da qualche giorno, le autorità che gestiscono l’acqua pubblica e aziende private stanno collaborando con l’iniziativa “Drink up!” e saranno messi loghi speciali su 500 milioni di bottiglie e su 10.000 fontane pubbliche per sensibilizzare la popolazione al consumo di acqua. Hanno creato anche un gioco di parole: hanno fatto iniziare il tutto nella città di Watertown dicendo proprio che ogni città dovrebbe diventare una water-town! Cercate l’ashtag: alcuni vip su twitter posteranno qualcosa sull’acqua (#drinkH2O). Ripeto, come detto prima, bere sì ma con buonsenso!!! Ricordiamo sempre che non bisogna esagerare come accadde tempo fa per la giornalista britannica Nigella Lawson che faceva programmi di cucina. La Lawson rischiò la vita perché diventò una aquaholic bevendo ogni 20 minuti fino ad arrivare a 6 litri a fine giornata!!!! Questa malsana idea porta a uno squilibrio della pompa sodio-potassio che, col tempo, danneggia i meccanismi cellulari. Mai superare i 3 litri; di solito 2 litri per le donne e 2,5 per gli uomini, se vogliamo creare una regola (frase che non mi piace neanche)! Poi volevo dire una cosa che mi viene chiesta spesso in consulenza: vero che è meglio bere fuori pasto? Noooo! Anzi, bere fa bene, mangiando, perché si favorisce il lavoro degli enzimi digestivi. Diluendo i cibi permettiamo ai succhi gastrici di andare in contatto con una quantità maggiore di alimento ingerito, quindi una più facile digestione e migliore assorbimento dei nutrienti.

Comunque volevo concludere con alcuni consigli sulla scelta delle acque da acquistare. Bisogna valutare alcune cosine: la data delle ultime analisi effettuate e il residuo fisso dell’acqua oligominerale che deve essere più basso possibile. Inoltre, sarebbe meglio che non sia addizionata con anidride carbonica che dilata la cavità gastrica dando via libera all’acidità,anche se a dieta aumenta la sensazione di sazietà e permette un introito calorico moderato (pro e contro!). Le acque oligominerali sono caratterizzate da residuo fisso compreso tra 200 e 300 mg/l e sono indicate per soggetti con diatesi urica e ossalica. Le acque minerali hanno residuo fisso tra 300 e 1000 mg/l. Le carboniche hanno azione digestiva, le bicarbonato-alcalino-ferrose utili nelle ipercolesterolemie ma pericolose nelle calcolosi e per gli ipertesi con insufficienza renale, le cloruro-sodiche utili per obesi e diabetici ma sconsigliate per gli ipertesi, le solfato-calciche utili per stipsi e colite ma controindicate per le iper-calcemie, le sulfuree sconsigliate per le ulcere gastroduonenali ma ottime per eliminare scorie azotate, nelle stipsi e coliti.

Claudia

Un pensiero su “Acqua (The person you love is 72,8% water)

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